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mercoledì 16 dicembre 2015

La dolcezza in un romanzo

Penso che Jay Gatsby, protagonista de Il grande Gatsby, romanzo di Francis Scott Fitzgerald del 1925, sia un personaggio di una dolcezza incredibile.
Mi fanno tenerezza l'imbarazzo, l'euforia e la timidezza che emergono durante il suo primo incontro con Daisy dopo cinque anni di lontananza.
Mi fanno tenerezza il suo amore sfrenato, la sua pazienza, la sua determinazione, le sue aspirazioni e tutti i progetti fatti pur di conquistare nuovamente l'amata. 

<<As I watched him he adjusted himself a little, visibly. His hand took hold of hers and as she said something low in his ear he turned toward her with a rush of emotion. I think that voice held him most with its fluctuating, feverishwarmth because it couldn’t be over-dreamed—that voice was a deathless song.>> 


Francis Scott Fitzgerald, Il Grande Gatsby, Feltrinelli, traduzione a cura di Franca Cavagnoli, 2013, p.143

Consiglio, oltre alla lettura del libro, anche la visione dell'omonimo film del 2013 diretto da Baz Luhrmann.
Ecco la scena che descrive l'incontro tra Gatsby e Daisy:




sabato 7 novembre 2015

La dolcezza nell'Odissea

Dal IX libro dell'Odissea (vv. 82-102):

Nel decimo sbarcammo in su le rive
De' Lotofàgi, un popolo, a cui cibo
È d'una pianta il florido germoglio.
Entrammo nella terra, acqua attignemmo,
E pasteggiammo appo le navi. Estinti
Della fame i desiri e della sete,
Io due scelgo de' nostri, a cui per terzo
Giungo un araldo, e a investigar li mando,
Quai mortali il paese alberghi e nutra.
Partiro e s'affrontaro a quella gente,
Che, lunge dal voler la vita loro,
Il dolce loto a savorar lor porse.
Chïunque l'esca dilettosa e nuova
Gustato avea, con le novelle indietro
Non bramava tornar: colà bramava
Starsi, e, mangiando del soave loto,
La contrada natìa sbandir dal petto.
È ver ch'io lagrimosi al mar per forza
Li ricondussi, entro i cavati legni
Li cacciai, gli annodai di sotto ai banchi:
E agli altri risalir con gran prestezza
Le negre navi comandai, non forse
Ponesse alcun nel dolce loto il dente,
E la patria cadessegli dal core.


Ulisse, dopo nove giorni di tempesta, approda al paese dei Lotofagi, i quali fanno cordiali accoglienze ai messi inviati da Ulisse e offrono loro il dolce frutto del loto, unico loro alimento con la caratteristica di far perdere la memoria e desiderio di non partirsi più di là. Ulisse deve a forza trascinare sulla nave i compagni e prendere subito il largo per evitare che tutto l'equipaggio, cibandosi di loto, dimentichi la patria e voglia fermarsi in quella terra.

Ulisse fra i Lotofagi in un disegno del XVIII secolo

domenica 25 ottobre 2015

Le mosche e il miele-Esopo

"Povere noi! Per un momento di dolcezza ci tocca morire!"

Per leggere la favola: Le mosche, Esopo

Per ascoltare la favola: Le mosche



sabato 24 ottobre 2015

Il dolce stil novo

Il dolce stil novo è una tendenza poetica diffusa in Toscana tra la seconda metà del 13° e l’inizio del 14° secolo, così chiamata dalla critica moderna sulla base di versi di Dante (Purgatorio, XXIV, 49-62). Sua materia poetica è l’amore, sia in quanto confessione sentimentale, sia e soprattutto in quanto meditazione sulla sua essenza filosofica e sui suoi effetti psicofisiologici e soprattutto morali.

Iniziatore dello stilnovo e maestro degli stilnovisti, come dice Dante in un altro passo del Purgatorio (XXVI, 97-99), fu Guido Guinizzelli; il breve canone dei componenti del gruppo, oltre lo stesso Dante e il suo «primo amico» Guido Cavalcanti, comprende i loro giovani coetanei e amici Lapo Gianni, Dino Frescobaldi, Gianni Alfani, fiorentini, ai quali si aggiunse più tardi Cino da Pistoia.

Di fatto, la novità stilnovistica della nuova poesia non fu sentimentale ma dottrinale e stilistica. 
Quest’ultima consiste nella dolcezza, che nel pensiero di Dante era dolcezza di suono, da ottenere mediante la scelta accurata di vocaboli, la loro semplice collocazione, il ripudio di suoni duri, di forme artificiose e aggrovigliate, cioè il ripudio dello stile di Guittone, che, maestro ammirato della precedente generazione, è il bersaglio degli stilnovisti.
Meno chiaro in che cosa consista propriamente la novità contenutistica. Che la loro poesia tratti un amore diverso dal piacere sensuale, che, in genere, rifugga da ogni rappresentazione realistica, è certo (la poesia sensuale e realistica è cantata anche dagli stilnovisti, ma in zone a parte dei loro canzonieri, aventi modelli e strutture stilistiche loro proprie); ma ciò non basta a distinguerli dai predecessori, i quali avevano cantato amori ugualmente casti, e, ciò che è più importante, avevano anch’essi considerato l’amore come segno di elevatezza spirituale e mezzo di ulteriore elevazione.

Henry Holiday, 1883, L'incontro tra Dante e Beatrice, 
Uno dei più chiari esempi dello stile della scuola stilnovista è Tanto gentile e tanto onesta pare, sonetto di Dante contenuto nel XXVI capitolo della Vita Nova.

La dolcezza del miele ibleo, una presenza letteraria

Da 2500 anni (cioè da Eschilo al Novecento) nella letteratura si parla d’Ibla, delle città siciliane così chiamate, della loro ubicazione, di fatti militari e amministrativi attinenti ad esse. Fertilità e bellezza del paesaggio, fiori, miele, api e cera, buoi, greggi, pastori, poesia e confronti con Atene e l’Attica sono motivi ricorrenti, fino a costituire un topos, un luogo comune. Gli scrittori parlano d’Ibla magari senza mai esservi stati e s’ispirano a questo luogo per similitudini o fantasie e nostalgie bucoliche. Ma c’è anche chi ne parla a fini storici, geografici, naturalistici.

Nella letteratura greca:


“Fra il miele primeggia quello attico, e di questo quello detto imettio; poi quello delle isole Cìcladi e quello della Sicilia, detto ibleo... È eccellentissimo, dolcissimo, pungente, profumatissimo, biondo, non fluido ma viscoso, e vigoroso.”
                                                                               Dioscoride Pedanio, De materia medica


Dioscoride descrisse le proprietà di ben 600 erbe medicinali e il suo trattato Sulle medicine fu molto diffuso e tenuto in considerazione per tutto il Medioevo.


Nella letteratura latina:

“Dov’è più quella tua bocca così arguta nei tuoi graziosi risentimenti, quei baci di quando abbracciavi, che avevano il profumo di primavera, quelle lacrimucce miste al riso e quella voce che, quando parlavi, aveva in sé tutta la dolcezza del miele ibleo?”
                                                                               Publio Papinio Stazio, Silvae

 “Volevo cantare in delicati versi il nome nato con le viole e le rose, con cui si nomina la parte migliore dell’anno, che sa d’Ibla e di fiori attici, che olezza di nidi di superbo volatile; nome più dolce del nettare divino, [...] nome nobile, molle, delicato: ma tu, sillaba, ostinatamente ti ribelli.” 
                                                                               Marco Valerio Marziale, Epigrammi


Marziale dichiara che il nome Primavera, “nome nato con le viole e le rose, con cui si nomina la parte migliore dell’anno”, sa d’Ibla: erano tanto associati i due nomi che per lui Primavera voleva dire in primo luogo bellezza (paesaggio), profumo (fiori) e dolcezza (miele) d’Ibla e grande festa primaverile della Venere Iblese.

Per approfondimenti clicca qui.



venerdì 23 ottobre 2015

Sweet, sweet is the greetings of the eyes

Sweet, sweet is the greetings of the eyes
And sweet is the voice in its greeting.
When adieux have grown old and goodbyes
Fade away when old time is retreating.

Warm the nerve of a welcoming hand
and earnest a kiss on the brow,
When we meet over the sea and o'er land
Where furrows are new to the plough.





Gaston Bussière, 1887, Tristano e Isotta